un pò di STORIA

Fin dal XVI secolo, il tratto di costa degli attuali stati di Pernambuco e Alagoas fu terra di conquista. Venne colonizzato da Portoghesi e Olandesi, che si disputarono lo sfruttamento delle ricchezze naturali dell’entroterra. Principalmente, legni pregiati e zucchero.
Per trasportare questi prodotti verso l’ Europa, vennero costruiti dei porti, attorno ai quali sorsero quelle che oggi sono le città più importanti.

Lì, un centinaio di anni dopo, sbarcavano gli schiavi africani necessari per la crescente domanda di mano d’opera per coltivare le piantagioni. Gli immigrati africani hanno lasciato un’eredità etnico-culturale tuttora molto evidente, malgrado il passare dei secoli. E non solo nelle zone costiere: anche nell’entroterra, allora rifugio degli schiavi neri fuggiti.
I riti religiosi, la musica, la cucina ci tramandano chiare testimonianze di quel periodo storico, e offrono un incredibile esempio di integrazione razziale e culturale. Mentre nell’architettura, civile e religiosa, sono chiare le influenze che arrivavano dall’Europa.

In generale, il nordeste fu un focolaio di insurrezioni e rivolte. Qui avvenirono i più terribili massacri di indios, qui venne organizzata la rivolta che nel 1654 permise la cacciata degli Olandesi che si erano stabiliti tra Olinda e Recife.

A Palmares (Alagoas), gli schiavi neri scappati costituirono il più grande quilombo (comunità) della storia del Brasile. Prima della distruzione a opera dei Portoghesi, questo campo trincerato raggiunse i 50mila abitanti.

Qui, infine, si costituirono le famose bande di Cangaceiros. Simili per certi versi ai briganti italiani, saccheggiavano tutte le fazendas (fattorie) che incontravano nel loro cammino.